I commentatori dell’ASCA Wrestling: Marco Piva

Gli incontri dell’ASCA vengono commentati da quasi due anni da Marco Piva, telecronista in inglese dei nostri show e di alcuni dei match che han fatto la storia della nostra promotion. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per farvelo conoscere meglio e sentir da lui come si è avvicinato alla nostra realtà.

- Chi sei e cosa fai nella vita?

Marco Piva, 41 anni, residente da 12 in Scozia; di mestiere traduttore, guida turistica, insegnante di italiano, e commentatore della ICW (Insane Championship Wrestling) in italiano.. Come hobby: bassista nei Krachwerke (non cercateci, non abbiamo ancora registrato nulla), recensore di romanzi [www.contornidinoir.it] e di fumetti [www.bigglasgowcomic.com], allenatore di rugby (Greenock Wanderers Under 16), cacciatore di fantasmi.

Quando hai iniziato a seguire il wrestling? Cosa seguì attualmente e come ti rapporti con questo sport?

L’inizio è stato, come per tutti quelli della mia età, il cartone animato (al periodo nessuno li chiamava “anime”) de L’Uomo Tigre. Poi ho scoperto che su un qualche canale regionale mostravano “il catch giapponese” (c’erano Inoki e Tiger Mask quindi era la NJPW) e ho cominciato a seguire anche quello, con il commento di Toni Fusaro, anche se non ricordo di essermi mai appassionato a nessuno in particolare. E poi un amico, il figlio della babysitter di mia sorella, mi ha detto “Sai che cominciano a fare anche il catch americano su Italia1?”. Il primo show che ho visto è stato Wrestlemania 3, il primo match che ricordo Hulk Hogan contro André the Giant.

Adesso seguo quello che posso e quello che ho tempo di guardare, con un occhio particolare alle indy scozzesi. Vado a praticamente tutti gli show della PWE (non è difficile, ne fanno circa 5 all’anno) e… be’, lavoro per la ICW. Nel senso che sono il commentatore di ICW Fight Club, il venerdì sera su Nuvolari. Oltre a quello, per la ICW, gestisco la pagina Facebook italiana e… be’, faccio un po’ quello che serve. Fondamentalmente, il wrestling è una passione sfrenata, e lavorarci è un sogno che si avvera. La passione è tale che finisco per parlare di wrestling quasi in continuazione (o almeno per guardare match), e scrivo il più possibile su www.wethewrestling.net.

Come ti sei avvicinato all’Asca? Quando l’hai conosciuta e come sei arrivato a commentare la Super 8 Cup?

Ho conosciuto l’ASCA tramite Indyvidui Italiani, che ho conosciuto grazie a Eugenio Calafato (diamo a Cesare quel che è di Cesare), con il quale un giorno parlavo di Noam Dar dopo esserci incrociati per caso tra i commenti di un post su Facebook. Entrato nel gruppo ho sentito parlare dell’ASCA, e ho deciso di andare a Ready to Start, a Pizzoli (AQ). In realtà chi mi ha fatto comprare il biglietto (e prenotare l’albergo, eccetera) è stato Uhaa Nation, ma sono uscito da quello show (cui Uhaa non ha potuto partecipare) cantando “Che ce frega d’Uhaa Nation, noi c’avemo Pantaleo”.

Ho poi offerto ad Andrea di commentare in inglese Ready to Start, quindi mi sono trovato a diventare il “commentatore in inglese” ufficiale dell’ASCA. In realtà ho ancora qualche dubbio a causa del mio ovvio accento italiano, ma l’ASCA è contenta.

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